I 100 metri piani

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La specialità dei 100 metri piani è una delle più emozionanti dell’atletica leggera ed una delle più seguite tra tutte le discipline olimpiche.

Le caratteristiche dei 100 metri piani

La disciplina dei 100 metri piani si suddivide in due fasi: la partenza e la corsa. Si inizia con i concorrenti situati su appositi blocchi, dai quali devono scattare. Chi deve dare il via alla gara, deve prima avvisare gli atleti decretando l’imminenza dell’avvio.

Quindi, si spara un colpo in aria per far partire ufficialmente la corsa. I concorrenti devono stare molto attenti a non fare falsa partenza, dato che vengono squalificati alla prima occasione. Una regola che è entrata in vigore a partire dal 1° gennaio del 2010 e che vale per tutte le gare di velocità. Per evitare sanzioni, il tempo di reazione allo sparo non deve essere inferiore ad 1 decimo di secondo dopo lo sparo stesso.

A quel punto, i concorrenti iniziano a sfrecciare a velocità elevatissime per raggiungere l’arrivo. Nelle gare di maggiore livello, il vincitore riesce spesso a percorrere la distanza in un tempo inferiore ai 10 secondi. Se due atleti sono quasi alla pari, si rende necessario l’utilizzo del fotofinish per verificare chi ha tagliato il traguardo prima dell’altro.

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100 metri piani: breve storia di una pratica leggendaria

I 100 metri piani sono disciplina olimpica a partire dalla prima edizione del 1896, svoltasi ad Atene, in Grecia. Per vedere la prima competizione femminile, bisogna aspettare fino al 1928. Il primo vero record mondiale risale al 1912, con il tempo di 10”6 stabilito da Donald Lippincott. Con il passare dei decenni, la pratica ha raggiunto livelli sempre più elevati.

Il primo vero fenomeno della specialità è stato Jesse Owens, che nel 1936 ha abbattuto il primato mondiale. Progressivamente, gli atleti di colore iniziano a dominare su quelli bianchi. Gli anni ’80 e ’90 sono dominati da Carl Lewis, soprannominato “Il figlio del vento” e in grado di far scendere la migliore prestazione fino ad uno stratosferico 9”86.

A partire dal 2005, scendono in campo i giamaicani. Prima Asafa Powell con 9”74. Poi Usain Bolt, che nei Giochi Olimpici di Pechino 2008 fissa il record a 9”69 e nel 2010, durante i mondiali di Berlino, lo fa scendere fino a 9”58. Un primato mondiale che ancora oggi non è stato battuto da nessuno.